Perché chi mangia (ancora) carne non deve essere additato

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urlQuesto post vuole provare ad affrontare un argomento sempre spigoloso e ricco di insidie: il dialogo e l’interazione tra chi ha scelto di non nutrirsi più di animali e chi continua deliberatamente a farlo.
Noi tutti sappiamo di come un vegano o un vegetariano trovino difficile, se non impossibile, comunicare in maniera efficace con un onnivoro.
Questo è dovuto a diversi fattori e, non nascondiamoci dietro a un dito, spesso provocato dall’atteggiamento aggressivo del vegano che tende ad additare e tacciare di crimini contro il mondo e l’intera umanità l’interlocutore di turno.
Il perché è facile da capire, il vegano, una volta comprese tutte quelle atrocità perpetrate nei confronti degli animali che lo hanno fatto “svoltare”, non riesce a comprendere di come qualcun altro possa invece ignorare tutto ciò e continuare a comportarsi come se niente fosse.
Del resto è sotto gli occhi di tutti ed è oggettivamente difficile continuare a giustificare cose come la sofferenza e la morte di miliardi di animali ogni anno e la lenta e inesorabile distruzione dell’intero ecosistema.
Ogni giorno enti governativi e associazioni no profit lanciano preoccupanti allarmi sul consumo delle risorse, sull’inquinamento dei mari e delle falde acquifere, sul riscaldamento globale, sul consumo smodato di acqua potabile.
Documentari come “Cowspiracy”, “Fork over Knives”, “A delicate balance” mostrano in maniera inequivocabile di come, dati alla mano, l’industria dell’allevamento animale, siano la prima causa di tutto questo.
l’OMS (con grave colpa diretta) pubblica con grande ritardo informazioni che prestigiose facoltà universitarie come la Harvard Medical School e centri di ricerca in tutto il mondo pubblicano su riviste scientifiche ormai da decenni sugli effetti che il consumo di prodotti animali ha sull’uomo.

Basterebbe mettere il proprio naso fuori dalla finestra spinti da un po’ di sana curiosità per scoprire un mondo. Le informazioni ci sono, sono gratis e alla portata di chiunque.

Di fronte a tutto questo è facile per il vegano cadere nella trappola dell’insulto appena viene tacciato di essere un estremista.
Ma perché questo accade?

Allora è vero: i vegani sono estremisti!hitlerveg

Ebbene si, il vegano è un estremista. Diciamo che ho sempre rifiutato con forza, fastidio e disappunto questa parola perché porta con se una certa connotazione negativa. Spinto dalla curiosità sono però andato sul dizionario per scoprire che:

ESTREMISTA
e·stre·mì·sta/
sostantivo maschile e femminile
  1. Chi, nella politica o in altri campi, appartiene all’ala estrema di uno schieramento, propugna le idee più radicali o più avanzate, propende per azioni o soluzioni drastiche; come agg., estremistico.

In effetti se si parla di amore e benessere degli animali, il vegano sta all’ala più estrema. Se si parla di salvaguardia dell’ambiente, vorrebbe proteggerlo il più possibile e agisce di conseguenza adottando tutte quelle soluzioni che gli consentono di farlo, come non mangiare più animali, usare meno possibile l’auto, ecc.
Quindi, caro vegano estremista che leggi questa pagina, ricorda bene queste parole: quando un onnivoro ti da dell’estremista, ti sta facendo un complimento. Sta riconoscendo tutti gli sforzi che stai facendo, ringrazialo.

La realtà però è leggermente diversa, agli occhi dell’onnivoro la parola estremista ha una connotazione lievemente diversa.

Una storia lunga migliaia di anni

imagesProviamo a immedesimarci nel mangiatore di carne che abbiamo di fronte. Fatelo davvero, provate mentalmente a tornare indietro nel tempo a quando anche per voi era normale mangiare carne, pesce, latte, uova. Per molti di noi non è difficile, sono passati in molti casi mesi o soltanto pochi anni.
Non abbiamo ancora compiuto un anno di età quando la mamma con tanto amore, credendo di farci del bene, ci ha messo in bocca il primo omogenizzato di carne. In una fase dell’evoluzione in cui non siamo nemmeno in grado di parlare e di reggerci sulle nostre gambe. Figuriamoci se capaci o pronti per cacciare, uccidere e digerire un gigante delle dimensioni di un vitello.
Questo continuerà per tutto il resto della vita: la TV, il cinema e la radio, gli amici, i parenti e la società tutta continueranno a sbandierare con fierezza il vessillo della “normalità”.
“Siamo onnivori”, “è la natura che lo vuole”, “è il cerchio della vita”, “il leone e la gazzella”.
Insomma, nasciamo e cresciamo da decine di generazioni in un contesto sociale che mette l’uomo al centro di tutto e considera normale usare e consumare tutto ciò che vede, animali compresi. E’ quindi lecito e normale fare uso degli animali per nutrirsi, per vestirsi, per lavorare. In altre parole:

Gli animali sono parte di ciò che l’uomo possiede

Questo è ciò che ci viene insegnato fin da quando siamo bambini.
Ecco perché quando ci si trova di fronte ad una persona che mette al suo stesso livello una gallina o un pesce viene visto come un folle, un estremista appunto.
Perché mai una persona dotata di intelletto dovrebbe deliberatamente decidere di rinunciare al bacon? E’ buonissimo!
Perché mai dovrei decidere di limitare le mie scelte su cosa mettere nel piatto o su quali indumenti indossare? Mangiare è una cosa bellissima, il cibo è vita, nutrimento, goia, socializzazione e non privazione!
Perché questa persona sta dicendo tutto il contrario di ciò che io considero normale?
Posso capire che non voglia più mangiare la carne (non lo accetto ma lo capisco) ma il latte e le uova??? Costui è un pazzo, un estremista, appunto.

Ho capito. E quindi?

kindness-boys-on-pathE quindi l’approccio deve essere morbido.
Prima che riceva l’adeguata educazione un bambino ha voglia di avere tutto ciò che gli piace, vede il giocattolo di un amichetto e lo porta via. Forse ognuno di noi lo ha fatto. Ma in fase di crescita, quando ancora non si ha capito la differenza tra cosa è bene e cosa è male, la spinta educativa deve seguire i giusti binari, nessun bambino vuole essere preso a schiaffi o a insulti. Un genitore amorevole spiegherà con gentilezza ma in maniera ferma che quanto ha fatto è sbagliato, che non si può prendere indiscriminatamente tutto ciò che si vede. Farà capire al proprio figlio il perché tutto ciò è sbagliato cercando anche di trasmettere il dolore causato in chi subisce l’ingiustizia del furto.
Ed è così che un bambino intelligente, attraverso l’amore dei suoi genitori e grazie al senso di empatia innato in ognuno di noi, capirà che non dovrà farlo più.

Questa è la chiave. Siamo arrivati fino a qui perché dopo muri, amicizie rovinate ho capito che tutte le persone che sono personalmente riuscito a far svoltare (e sono tante) sono quelle che ho approcciato con gentilezza e a volte con le lusinghe.
Frasi come
“Tu che sei una persona intelligente e curiosa, prova a leggere questo articolo!”
“Tu che sei diverso dagli altri, che sei una persona aperta al dialogo e al ragionamento, prova a guardare questo video e dimmi che ne pensi”
E così via. Dobbiamo spingere il nostro interlocutore verso un senso di gratitudine nei nostri confronti per aver voluto condividere qualcosa con lui perché speciale, più intelligente e aperto di altri, più pronto al dialogo.
Questo è il giusto stato mentale che deve avere chi si trova davanti ad un potenziale stravolgimento della sua vita futura.
Nessuno, ma proprio nessuno vuole sentirsi dire:
“Maledetto assassino merdoso, smetti di mangiare carne, Go Vegan!”

Un ultimo ma fondamentale consiglio. Se stai cercando il momento giusto per approcciare questo discorso con un amico, un parente o un conoscente, stai molto attento a sceglierlo con cura. Il momento più sbagliato possibile è proprio durante un pasto. Questo è il luogo per eccellenza dove questi discorsi non devono mai entrare. Mangiare è un momento di socializzazione, di coesione e non di scontro. Considera che la critica sociale in ambito alimentare è poco accettata e farlo proprio durante un pasto è quanto di più deleterio e controproducente si possa fare.
Quindi se sei con un bel piatto di pasta al pomodoro di fronte ad un amico che addenta una bistecca, non dirgli che è un assassino, sorridi, guarda nel tuo piatto e aspetta un momento diverso da questo.

Alessandro Estremista Peretti


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